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Gli scritti
Nella sua vita p. Mario ha scritto sempre diari. In seminario a Trento, allo scolasticato oblato di San Giorgio canavese, negli anni di Laos.
Il Diario in seminario a Trento
A ottobre venne promosso. I rimandati, quando seppero di avere superato l'esame vollero celebrare con un bel bicchiere di vino in un'osteria. Tornarono al seminario che era tardi. Le porte erano già chiuse, e quindi entrarono per le finestre. Uno di loro, più allegro degli altri, fece rumore e il vice rettore lo sentì. Il giorno dopo il vice rettore voleva mandare a casa tutti coloro che erano tornati di notte, ma non sapeva chi fossero. Mario ne parla anni dopo nel suo diario, con il suo solito tono semiserio:
"Se ben ricordo, cinque anni fa, a Rovereto, facevo l'esame di riparazione di filosofia: è una data piuttosto importantina perché ricordo che, alla sera, ci bevetti su un po' troppi bicchierozzi di vino e così, andato a letto verso le undici e mezza, sentii le tempie battermi forte (nel muro di fronte i lampioni di Via Perini disegnavano strani riquadri) e il rimorso di aver ecceduto mi spinse a promettere a Gesù di amarlo di un amore «torrenziale» e come primo effetto riparatore ebbi il barlume di farmi Oblato. Quella sera la luna in cielo era d'alabastro."
Il Diario allo Scolasticato di S. Giorgio canavese
Per entrare al di dentro della vita dello scolasticato di San Giorgio canavese (To) non c'è niente di meglio che seguirne il ritmo lungo l'arco di un anno. Leggendo alcune pagine del diario inedito che p. Mario ha scritto nell'anno scolastico 1954-1955, il secondo di quelli trascorsi allo scolasticato, n abbiamo un'idea. La natura con i cambi di stagione, gli avvenimenti ordinari e quelli di maggior rilievo, gli stati d'animo e le esperienze interiori, scorrono rapidi nelle pagine di quaderno e si amalgamano e si illuminano a vicenda, offrendoci un ricco quadro di quello che accadeva in quegli anni a San Giorgio. Sarà anche l'occasione per gustare il sobrio stile poetico della scrittura di Mario.
La mia vocazione: essere un uomo felice
Mario ha vissuto per quattro anni la vita semplice della comunità di San Giorgio, così vivacemente descritta nel diario. Pochi gli avvenimenti esteriori, ma sufficienti per offrire materia al suo cammino interiore. Niente lo sfiora invano. Ogni minima circostanza sa trasmettergli un messaggio. Il segreto di Mario è essere attento, vigile, docile, così da imparare e lasciarsi plasmare: «Si arriva sempre a bacchiere un po' di santità da ogni esperienza: e Gesù vuole essere amato dovunque». Il diario, che ormai scrive quasi ogni giorno, lo aiuta a cogliere la novità e lo straordinario di quello che avviene attorno a sé e dentro di sé, a leggere situazioni e stati d'animo, a interpretarli, a coglierne gli appelli: «mi piace pensare e ancor più vivere quello che penso». Il suo diario è una tavolozza ricca di colori. La natura sembra spalancargli il cielo: «le bellezze della terra fanno venire la nostalgia del cielo». Il segreto è che prima di tutto sa scherzare su se stesso, come traspare in tanti passi del suo diario. Ne leggiamo uno stralcio: «Durante la meditazione, per mancanza di luce, non potei né scrivere né leggere, e così meditai per mezzora la mia incapacità di meditare, e me ne congratulai».
I diari in Laos
In Laos i diari di Mario si costellano di sempre nuovi nomi di villaggi: Na Sommo, Hahoi, Keng Sadok, Nang Veng, Phon Hom, Pak Kadine, Paksa, Ben Keng, Kai Gnao, Ben Tana… È una vita piuttosto randagia, frammentata. Sacco in spalla, a piedi o in bicicletta, Mario visita i villaggi più vicini. Con la sua abituale generosità è sempre pronto a dar man forte nei lavori manuali, che in missione non mancano mai, anche se soffre nel vedere che «devo far di tutto fuorché il sacerdote». Il diario di Mario è anche il diario di incontri con le persone, di visite ai malati, di ansia apostolica.
"Ancora ieri sera erano venuti qui alla Missione due Phou Theung domandandomi di poter studiare. Che tipi sono? Due poveracci certamente. Questo mi dice che dobbiamo fare la Carità per il Cristo e basta, mentre noi pensiamo a fare la Carità semplicemente per aiutare i poveri, per farci amare da loro, stimare e conoscere. Cose certamente buone, ma che non c'entrano con la Carità. Devo amarli, per Gesù, anche se mi sono antipatici."
Il diario di Armando, missionario di montagna
P. Mario si porta, assieme al catechista, in un altro villaggio, più volte visitato in precedenza: Long Vai. La casa della missione è bella e grande con parecchie comodità che le altre missioni di montagna non possono avere perché non vi si può trasportare nulla con le macchine, tanto sono lontane, senza strade. Tuttavia alla missione di Long Vai durante gli anni precedenti, parecchie cose vi sono state trasportate con gli elicotteri. Mario passa le giornate studiando e pregando. Alla sera tiene il catechismo al piccolo gruppo di cristiani. Naturalmente anche qui ciò che più gli pesa è la solitudine, come testimonia costantemente il diario.Il coraggio e la fede devono tuttavia far fronte ad un'umanità che avverte la propria fragilità. Ora la sera, quando accende la lanterna, il “fanale” gli mostra la cruda realtà della sua povertà e della sua miseria. È impressionante la capacità in un giovane della sua età di tanta introspezione e di così profonda analisi della vita interiore. Non ha quasi più il coraggio di guardarsi in faccia, di scrivere qualche cosa di se stesso, tanto la situazione è dura, difficile, pericolosa, al limite della sua resistenza e sopportazione, soprattutto la fame, di cui peraltro non parla quasi mai. L'analisi che fa di se stesso, a volte è un po' troppo cruda, ma reale. Non vuole nasconderla, non accetta nessuna concessione o benevolenza. Allora scrive un nuovo tipo di diario, che intitola Diario di un Missionario di montagna. È un diario in terza persona che racconta di un certo Armando, quasi a voler parlare di un altro, tanto grottesca gli appare la propria situazione.Col passare dei giorni la solitudine e la paura si fanno più intensi. Ci sarebbe di che disperarsi o almeno, come ricorda il nostro Armando-Mario, da impazzire. In questa situazione egli compie e attua il senso più profondo e reale del “non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”.Il sogno di Mario studente a San Giorgio Canavese - essere un missionario di fuoco, tutto amore - si è miseramente infranto: «Aver sognato le mille avventure e una strada gloriosa alla santità per poi trovarsi ad annegare in un buco di missione dalla quale Armando ha paura a metter fuori il naso». Aveva coltivato anche il sogno dello scrittore, del giornalista, ed ora «lo scrivere mi riesce sempre più pesante: il cervello mio ormai è romboidale e non ce la faccio più a tirare fuori una riga che sia bella veramente. Il lirismo è rimasto in fondo alle canne arrugginite e pesanti». Dio gli ha tolto tutto.La realtà è diversa dal sogno, ma è più vera. Quando adesso Mario parla della croce sa di cosa sta parlando. «Non accontentarti delle mezze misure - scrive a Lucia il 17 agosto -, o tutto o nulla, sta ben attenta dì non formarti una mentalità mezza borghese, un sistema di vita spirituale facile e mediocre. Delle giornate dolorose per lo spirito ti potranno certo capitare come sono capitate a Gesù stesso poiché con questo sistema Egli ha voluto redimere il mondo, non illuderti che ci siano altri metodi per salvare le anime che escludano la Croce, il rinnegamento di sé, l'abbandono completo del proprio io, il tutto con Amore e serenità». È questo il cammino che lui stesso sta percorrendo. Non si tratta più di parole, pur belle, non più di un sogno, ma di una realtà.
Mario Borzaga - DIARIO DI UN UOMO FELICE, Vita trentina editrice, pp. 747, Euro 10.
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Il libro può anche essere richiesto all'Ufficio Missionario della Diocesi di Trento, via S. G. Bosco 7 - 38100 Trento - tel. 0461/983817