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Gli scritti
Autunno Trentino
Ad autunno gli armenti tornano dalle montagne.
Precede il suono del corno
l'immenso silenzio della valle.
Parlano solo le cime dei monti
vestite di tramonto
e i torrenti benedetti di gioia
tra le boscaglie cupe d'abeti e di larici annosi.
Un vecchio s'accorge che sul viale
son cadute le foglie d'ipocastano
gialle come le sue mani.
Un bimbo ha visto che sui monti più alti
è caduta la neve
bianca come il suo volto.
Una mamma, povera mamma,
è uscita a stender la mano.
Fa freddo, troppo freddo nei cuori e ritorna.
Ad autunno anche le stelle son foglie cadute,
il fiume non è che il raccontodi giorni lontani.
(Singapore, 25 novembre 1957)
In cammino
Strade del fiume e del mare.
Pure noi andiamo
come pecore sui monti,
all'ombra delle nubi
che vanno infinitamente
per le strade del cielo.
S'arrestano solo
quando svaniscono al sole.
La nostra strada allora
non è segnata.
Il mondo allora è una strada
immensa da percorre
a capo chino verso la terra
come se il Cielo non esistesse
per andare.
Sosta nella tua stanchezza
per una sorgente che ti disseti.
(Kiucatian 1958)
Mattino
Raccontami il cammino del sole,
orizzonte sul mare.
Chi ti conobbe nel vasto seno dell'onde?
O chi ti parlò nel silenzio dell'immensità.
Il nulla: o più che il nulla l'angoscia.
Nemmeno l'azzurro sarà
grande come il tuo dolore.
(Paksane 1958)
Nubi
Bianche di tristezza e di gioia
le nubi hanno navigato al largodel mio cuore.
Varcheranno i confini del cielo
a sera.
Ritorneranno
quando spunterà l'alba
bianca di gioia e di tristezza:
solo la Luce racconta
il camminar delle nubi
nel cielo.
(Paksane 1958)
Notturno
La notte è venuta dal fiume,
ha bussato alla porta,
ed attende.
Finché la lampada brilla
nessuno risponde.
La notte è venuta dal piano,
per ignoti sentieri.
Ha sostato sul limitare
della foresta deserta,
accanto agli stagni in attesa.
La sua voce mormora al vento,
le sue mani raccolgono fiori di loto,
i suoi capelli
sono giunchi bagnati,
i suoi occhi
nubi senza cielo.
La notte ha detto qualcosa.
Sono sue tutte le voci
della foresta incantata.
La notte venuta dal fiume,
la notte venuta dal piano
ha bussato alla porta.
Finché la lampada brilla
nessuno risponde.
(Bankeng 1959)
Strade nel pomeriggio
Nel cielo pomeridiano
c'è più che l'azzurro;
nulla sono le nubi,
le onde del Mékong.
Non ci sono che strade
limpide e generose.
Strade eterne di ieri
irrompono in pieno meriggio.
Folla di volti e di mani,
tumulto di voci e sospiri,
groviglio di istanti e di ore
da mille strade venuti
mi guardano…
Sono strade
di palpiti e d'occhi
che guardano dolci
da molto lontano.
Nulla sono le nubi,
nulla il cielo turchino,
nulla l'onda lucente
se mille cammini
si fermano qui.
Cammini di ieri
e domani.
( Ban Keng 1958)
Sera
Naviga il tempo.
E le onde dei secoli vanno.
Vanno come gabbiani sul mare
senza ritorno né pace.
Si ormeggiano a sera le nubi,
ritornano a casa le greggi,
il sole tramonta lontano,
lontano sui monti in attesa.
In attesa del domani del tempo,
Dell'eterno Domani in attesa
guardando il cielo che passa,
che splende, che spasima e tace.
(Kiucatian, 28 gennaio 1959)
Realtà per ogni mattino
Come angeli implumi
e piccini
pensieri grandi e giocondi volano al cielo.
Sono partiti quando il mattino
era azzurro e immenso
di candida luce.
Sono partiti per sostare lassù
dare il cambio alle stelle
vigili sentinelle del pianto.
Sono tornati a sera?
Sono tornati quando il mattino
ancora sperava?
Angeli implumi i pensieri
sono caduti. Forse travolti.
Infranti. Perduti. Finiti dovunque.
(Kiucatian, agosto 1959)
Le lampade
La lampada brilla nel buio,
nel buio del sonno e del cielo;
la lampada brilla serena
con tremula fiamma che parla.
Che parla o borbotta la fiamma?
Chi si consuma nel buio che dice?
Che ti racconta di nuovo,
la fiamma che veglia e che va?
Ascolta nel buio squarciato,
la voce, la voce che parla,
la voce che trema, che piange,
di mille lampade accese.
Accese solo nel cielo,
Luce pel cammino dei Morti,
Speranza pel viaggio dei Vivi,
eterne lampade accese.
“Solo chi veglia cammina
sol chi cammina è una fiamma,
solo la fiamma rischiara,
e chi rischiara è una Stella.”
(Kiucatian, 28 gennaio 1959)